Mauro Mazzocchi Introduzione a La voce e il fenomeno di Jacques Derrida

INTRODUZIONE A

DERRIDA, LA VOCE E IL FENOMENO

Pre-liminare

Qual’è il problema concreto de La voce e il fenomeno[1]?

I testi di Derrida costituiscono, quando si trovino a lavorare su altre opere della tradizione filosofico-metafisica, un rilevamento metodico e certosino delle medesime in quanto sintomi; quest’approccio non manca di rivelare una funzione di stratificazione e di dislocazione dei valori, di verità o errore, in sistemi via via più complessi, in atmosfere rarefatte che sottendono domande e aperture di campo di fulminante concretudine.

Vi è certamente nel testo del 1967 la eco di un confronto con la fenomenologia husserliana nei suoi punti maggiormente irrisolti, come ad esempio le sintesi passive, la temporalità, il rapporto tra mondo empirico e mondo trascendentale puro, la costituzione dell’alter-ego[2]. Si tratta però della sola risonanza di questo confronto.

Il corpo a corpo col testo di Husserl  agisce in realtà come elemento di distanza: la decostruzione a cui Derrida sottopone la prima ricerca logica di Husserl ne sposta silenziosamente i cardini, estende e riduce i limiti delle sostanze in gioco, mette in evidenza concatenazioni nascoste che finiscono per scardinare il costrutto iniziale. Lo slittamento descritto, questo disaggiustamento, apre lo spazio alla proliferazione di concettualità limite (différance, traccia, spaziatuta, supplemento) che a loro volta divengono la condizione di tenuta del sistema; solo che questo sistema non darà più luogo ad una totalizzazione, ogni movimento totalizzante è arrestato, nella promozione di sistemi aperti e non totalizzati.

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