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Recensione a La voce e lo spazio di Giuseppe Scuri

L’indagine sulle relazioni strutturali tra voce e spazialità è al centro dell’ultimo bellissimo lavoro del filosofo della musica Carlo Serra. Come la voce si appropria dello spazio e lo racconta? In che modo le forme di vita elaborano concezioni e tecniche vocali interpretando simbolicamente l’ambiente in cui sono immerse? L’autore conduce una densa e articolata riflessione analitica prendendo le mosse dalla dimensione dell’ascolto:  i riferimenti esemplificativi presi in esame rimandano ad esempi sonori concreti, ascoltabili in tempo reale. Il testo cartaceo è arricchito da un sito web creato ad hoc con file audio, video, iconografia in HD, approfondimenti e un sistema di post con i quali il lettore può discutere con l’autore (http://lavocelospazio.saggiatore.it). Estremamente significativa è la scelta di Serra di interrogare la natura della voce focalizzando l’attenzione su pratiche di culture primordiali come il Mongombi dei pigmei o le diplofonie mongole xöömi. Nel volgere lo sguardo alle condizioni elementari dell’esperienza la riflessione può cogliere quel nucleo primitivo che ha valenza intersoggettiva: «il vocale còlto a livello della sua costituzione, dove l’ambito della significazione tocca quello dell’espressione».

Giuseppe Scuri  (da Amadeus, anno XXIII, n. 265, dicembre 2011)