Carlo Serra

 

Carlo Serra insegna Estetica e Filosofia della Musica presso l’Università della Calabria. Le sue aree di interesse sono le strutture ritmiche,  le morfologie dello spazio musicale e i rapporti che legano il suono allo spazio.  Per Il Saggiatore ha curato l’edizione italiana di Suono e Sentimento di Steven Feld (2009).

La foto è di Roberta Fusco

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Gesti vocali e forme del tempo

Uno dei temi che maggiormente confonde nello studio della vocalità si radica nel terreno dei rapporti che legano l’espressività della vocalità alle strutture fisiologiche ed espressive degli atteggiamenti vocali. Spieghiamoci con un esempio, già trattato nel libro, l’urlo della Galàs.  Abbiamo insistito sul carattere fittizio di quell’urlo, che va a selezionare un momento nella totalità del processo di emissione sonora dell’urlo, per scontornarne  un momento, che rimanda all’impossibilità del placarsi del dolore.

http://lavocelospazio.saggiatore.it/wp-content/uploads/2011/07/Gesto-1.mp3

 

E’ un  esempio di gesto vocale, che va aldilà della pura imitazione dell’evento:la musica gioca spesso la carta di queste stilizzazioni di gesti naturali, che sono, al tempo stesso o, qualcosa di più e di meno di un’imitazione. Di più, perché stilizzare vuol dire mettersi di fronte a un oggetto e interpretarne la struttura, di meno, esattamente per lo stesso motivo: in questo caso selezionare dalla turbolenza dell’urlo l’impossibilità della ricaduta, significa abbagliare l’ascoltatore con un’immagine, meglio ancora un dettaglio capace di prendere uno spessore innaturale, trasformando un fase del processo in un gorgo che cattura l’ascoltatore

L’abbaglio, l’energia, servono a rendere più immediato il momento di oggettivizzazione del dolore, e spalancare il piano delle sintesi possibili: urlo di malattia, urlo di tortura, urlo che non passa mai, condensazione del dolore in un immenso presente senza sviluppo. Tempo, dunque, tempo che non è più in grado di scorrere, penante come la pietra.

La possibilità di costruire nessi sempre nuovi trascende il momento mimetico legato al modello aristotelico, indirizzando tutta la dimensione dell’ascolto al piano di un senso determinato, ma capace di illuminarsi di nuovi significati, un gioco linguistico che sarebbe stata la gioia del secondo Wittgenstein.

Nella composizione dei Kindertotenlieder (1901 – 1904) Gustav Mahler deve dar ragione di un’implacabile qualità del dolore, quella orrendamente innaturale legata alla  perdita di un figlio.

Nun will die Sonn’so hell aufgeh’n

Als sei Kein Unglück die Nacht gescheh’n

Ora il sole osa sorgere e splendere ancora,

come se una sciagura nella notte non fosse avvenuta.

Nel mettere in musica i versi di Rückert per dar spessore  all’immagine di un dolore che non passa impone alla voce , nel secondo verso un andamento ascendete faticoso, che si muove semitono per semitono, per sviluppare una cadenza basata su un salto di sesta in cui la voce perde consistenza mentre sale. Entra in scena una rappresentazione fisiognomica del dolore, in cui la voce sembra sfibrarsi, sotto il peso di una pena che piega e, come un’ombra, svuota il senso del futuro. L’andamento ripetitivo del dolore, di un tempo che non può passare, viene narrato ora attraverso la dilatazione temporale che prende forma nella linea melodica che torna indietro, che si inabissa nel passato attraverso un consumarsi dello spessore della materia fonica, che sembra allontanare la presenza della voce nello spazio e nel tempo.

8 als sei kein ungluck kein ungluck die NAcht gescheh’n9 Cadenza su NAcht e chiusura della prima stanza

L’idea schopenhaueriana di un senso corporeo esperito come chiave d’accesso al concetto di Volontà prende forma in modo irreversibile, plasmando il rapporto fra tempo e materia nella concrezione vocale. Naturalmente, gli esempi potrebbero essere infiniti, e toccare altre gamme emotive. Quello che ci preme sottolineare è che anche in questo caso il piano della  materialità fenomenologica si fonde immediatamente ad una sintesi immaginativa. Questo singulto dopo lo sforzo ascendente, il rimaner senza fiato di fronte alla forma narratologica mostra bene quanto il gesto vocale legga dall’interno le possibilità narrative impresse nella qualità degli eventi vocali.

Flauto Magico

01n.Flauto magico

La voce fra rumore e intervallo

La voce fra rumore ed intervallo

Nella lingua greca phoné ha estensione scoraggiante, designando, al
tempo stesso, la voce e la generalità dei fenomeni sonori: vorremmo
discutere il rapporto che lega la psyché ad una micidiale paroletta, phthongos ,
che indica il suono come udibile, come oggetto della percezione, in
senso preminente, estetico. La relazione che stringe i due termini indica
un particolare rapporto con il mondo, e con i contenuti messi in
gioco dall’ascolto.
Per poterci avvicinare al concetto di udibilità, ci sembra indispensabile
partire da una particolare forma di silenzio, legata ai fenomeni di
afonia, o di mancanza di voce o di parola, perché l’assenza di rumore
riesce sempre a dirci qualcosa del mondo del suono che gli si contrappone.
Esistono tipologie narrative del silenzio, che per esser riempite si
appellano ad una particolare qualità del sonoro.
Nel Canto Quarto dell’Odissea Penelope viene a sapere della possibile
morte di Odisseo, e dovrà piegarsi, in qualche modo, a trovare un
nuovo compagno, o meglio, un nuovo signore. Lo sbigottimento, o il
dolore che fa piegare le ginocchia, lasciano chi ne viene colpito, come
la regina di Itaca, incapace di emettere la fiorente voce (thaleròs voce
che esplode, ad esempio, nel sesso, voce dell’impossessamento, della
vita che fiorisce e che fiorisce come fioriscono le lacrime, manifestazione
visibile portata in voce , non in parola, dell’emozione): nell’incapacità1
della voce, dovremmo vedere il declinarsi di una crisi della funzione
della soggettività.

Scarica il resto in PDF: Serra da Fenomenologia del melodramma

tratto da: AAVV, Per una fenomenologia del melodramma,  a cura di Pietro D’oriano, Quodlibet, Macerata, 2006. pp.52 – 75. Si ringrazia l’editore per aver concesso la pubblicazione del testo

 

Imitazione sciamanica

35.imitazione sciamanica

Suono Bosavi

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Allucinazione percettiva

33.allucinazione percettiva

Ambientazione spaziale

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Pulsazione e chiamata

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Scambio

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